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Arrischio a congiungere le cosce.
Lei attanaglia le mie ginocchia con le mani tenendole scostate con la forza delle braccia.
- Basta.
basta.
ti prego.
ti prego.- imploro.
La sua abnegazione non ha fine.
Mi spoglio delle residue difese e mi abbandono in maniera definitiva al potere delle sue labbra.
Il cuore mi pulsa in maniera disordinata, sono confusa.
Monica è insaziabile, il ritmo forsennato con cui mi sta leccando la passera mi riempie di sudore in tutto il corpo eccitandomi a dismisura.
- Ancora.
ancora.
- Vengo.vengo.
- Sì.
sì.
è bello.
è bello.
- Godo.
godoo.
godoooo.
Mi tuffo nella sua fica cingendola d'assedio.
Divarico le labbra per abbeverarmi del nettare che fuoriesce copioso dalla piccola fessura e di cui vorrei ubriacarmene fino a stare male.
Scivolo con la lingua nell'intimità del suo corpo stimolando con l'estremità il suo clitoride, decisamente più in carne del mio.
Passo la lingua sulla sommità del corpo erettile ungendolo di saliva, dopodiché assalto la radice e inizio a spompinarlo per intero fino a eclissarmi con la bocca in tutti i suoi recessi.
Lei ha una serie di orgasmi multipli molto più intensi rispetto a quelli che ha procurato a me in precedenza.
Mi compiaccio nel sentirla fremere di piacere, sentirla urlare in questo modo mi illude di avere assimilato lo stesso suo potere, ma so che non è così.
Monica incrocia le cosce fra le mie e inizia a sfregare il clitoride sulle labbra della mia fica.
In perfetto accordo trasciniamo i nostri clitoridi, ritti e turgidi, uno sull'altro.
Monica ha il sopravvento su di me e mi conduce a una danza che ormai conosco bene e mi eleverà all'estasi erotica.
Sto per addentrarmi in questo delirante piacere quando l'uscio della porta si apre e non siamo più sole.
- Troie! - strilla una voce maschile che credo di conoscere molto bene.
Riprendiamo a strofinarci infischiandocene di tutto e di tutti, consce che la vita è breve e non bisogna negarsi nulla.
Disse lei incominciando a preoccuparsi.
Questo non fece altro che eccitarlo ancora di più e, tenendola ancora più stretta incominciò a spingere più forte.
Ah.
ah.
aahhh.
.
Lei era sempre più tra l'eccitato ed il dolorante, ma si vedeva che iniziava a piacerle.
Ti piace eh, troia! Brutta stronzetta.
Stai qua a tirartela tutto il giorno e, adesso che ti sto sfondando il tuo bel culetto, non capisci più niente.
Si.
non smettere.
Piano, piano.
Ma se non l'ho neanche infilato tutto! Aspetta un attimo e vedrai.
Riuscì a mettergliene un bel pezzo dentro e, sentendola così stretta, gli veniva voglia di infilarlo ancora di più.
Si trattenne ed invece iniziò ad uscire un pochino per poi rientrare subito dopo.
Tutto sommato, la parte più bella era quando glielo infilava e lei apriva bene la bocca per il godimento e le scappava un ansimo di piacere.
Dopo un po' di vai e vieni, sentì che stava diventando così duro da fargli quasi male e sicuramente da un momento all'altro sarebbe venuto.
Si tirò fuori improvvisamente il cazzo dal culo di lei e, girandola un po' bruscamente, le portò le sue labbra all'altezza del proprio pene.
No, ancora un poco.
Iniziò a protestare lei.
Non ti preoccupare che più tardi torno a sfondartelo.
Rispose lui continuando a spingerle la bocca verso il suo cazzo così eccitato.
Adesso succhia un po' qui.
Così.
Brava.
ancora.
Lei stava facendo davvero un bel lavoretto.
Lo stava lavorando con la lingua come una professionista e sembrava che non avesse fatto altro per tutta la sua vita.
Del resto, era una che non aveva problemi ad usare la lingua.
Nel frattempo, lui, le stava strizzando un poco i capezzoli.
Vedeva che ogni qualvolta glieli tirava, lei aveva un gemito di piacere (che fosse un po' masochista?) .
Lei incominciò poi ad andare avanti e indietro con la bocca sempre più velocemente e facendo in modo, quando si fermava, di ritrovarselo bene in bocca, fin quasi alla radice.
Lui si stava chiedendo come potesse tenere così tanto cazzo in bocca ma, visto che la cosa non gli dispiaceva affatto, lasciò cadere l'interrogativo
Era ormai arrivato al culmine del piacere.
Sentiva che stava per esplodere e, facendola rallentare, le tenne ben stretta la testa, stringendole i capelli con una mano, contro il proprio bacino e le venne in bocca.
Gli piaceva un sacco inondarle la bocca col proprio sperma.
Vederla quasi in difficoltà ad ingoiare tutto quel ben di Dio.
E continuare a venire e sentirla poi leccare le ultime gocce dalla punta del pene.
E farglielo tenere ancora in bocca un pochino perché ci voleva qualche secondo prima che diventasse definitamente floscio.
La alzò poi dalla sedia e, vederla con quell'espressione così persa, lo eccitò ancora.
Le mise la lingua in bocca e la baciò così appassionatamente che a lei quasi mancò il respiro.
Considerato poi che negli ultimi minuti di respiri ne aveva potuti fare ben pochi, stava quasi soffocando.
Sentì il gusto del proprio sperma sulla bocca di lei ma questo non gli dispiacque.
Non che gli piacesse, aveva un gusto abbastanza neutro per lui, ma forse alle donne piaceva molto di più.
E lei non l'aveva certo sputato! Prese poi ad accarezzarla in mezzo alle gambe mentre ancora la baciava sul viso.
Sentì che lei si lasciava fare qualsiasi cosa ormai e, apertale bene le gambe, le titillò con le dita il grilletto mentre lei continuava a gemere per il piacere.
Le infilò dapprima due dita nella figa.
Era veramente molto bagnata.
Iniziò ad andare su e giù simulando una penetrazione e poi si fermò per titillarla ancora.
Ogni volta che si fermava e la toccava così, lei aveva un ulteriore spasmo di piacere.
A lui piaceva sentirla fremere tra le sue mani.
Poi le infilò tre dita, e subito dopo quattro.
La sentiva sempre più eccitata e, quando la titillava, lo faceva sempre più velocemente.
Sembrava che lì dentro potesse entrarci tutta la mano, ma non ci provò, sentendola quasi chiudersi per il piacere che stava provando.
Aumentando il ritmo, la vide quasi al limite del piacere e, dopo un poco, lei iniziò ad avere dei forti spasmi al ventre.
Stava venendo.
Eccome! Continuando ad accarezzarla dentro e fuori, lei continuò a venire.
Cercava con una mano di farlo smettere, ma ci riuscì solo dopo qualche secondo.
Vuoi farmi impazzire per il piacere? Gli chiese lei.
Si! Fu la sua risposta.
Monica, la mia amante, festeggia il suo venticinquesimo compleanno.
Lavoriamo a stretto contatto di gomito, nello stesso reparto di chirurgia generale.
Incrociandola nello spogliatoio, prima di prendere servizio, le ho promesso che esaudirò ogni suo desiderio.
Se le nostre colleghe di lavoro venissero a conoscenza del rapporto affettivo che ci lega ne resterebbero scandalizzate, perché la gente giudica indecente il legame d'amore che s'instaura fra due donne, ma non è facile, per chiunque, vivere liberamente la propria omosessualità senza subire condizionamenti di sorta.
Il sesso nel nostro rapporto non è tutto e nemmeno lo è il sentimento d'amore che nutriamo una per l'altra.
Monica è davvero speciale.
La primitiva attrazione che ho avvertito nei suoi confronti fin dall'inizio della nostra relazione è andata vieppiù trasformandosi in passione ed ora non mi da più pace.
Prima di lei ho avuto altre storie, altri amori, ma nessun'altra compagna di letto ha saputo appagare i miei sensi come a fatto lei.
Il dominio che esercita su di me non è solo fisico, ma soprattutto morale e intellettuale.
Mi ha resa sua schiava e sono compiaciuta del potere che esercita su di me perché mi fa sentire importante.
Sono lesbica.
Lo sono da sempre, dalla nascita credo.
Ma non ho in odio gli uomini.
Quando mi domandano se nel rapporto sessuale con una donna mi manca qualcosa, rispondo che sono in grado d'avere un'erezione e mantenerla per ore, meglio di un uomo, rotolandomi in un letto, sfregando il mio sesso su quello della mia compagna, da sopra, da sotto, di fianco, facendola venire, sempre.
Monica mi ha fatto scoprire un mondo di cui ero all'oscuro, un mondo in cui la passione viene innalzata a grado superiore, privilegiando elementi quali la sottomissione, l'ubbidienza e la devozione.
Ci siamo conosciute qualche mese fa, quando ha preso servizio in clinica.
Giorgio era in estasi per merito del pompino di Laura e Matteo non poteva dargli torto, ne aveva già sperimentati molti, e sapeva quanta arte e passione ci mettesse la ragazza in questa pratica.
La sua bocca scorreva lungo tutta l'asta ora lentamente ora velocemente, seguendo i ritmi dell'uomo, e prolungando al massimo la durata del piacere: riusciì a far durare Giorgio per diversi minuti prima che questo le riempisse la bocca con tanto liquido caldo, senza che lei perdesse una sola goccia.
Matteo la osservò con attenzione mentre Giorgio esplodeva in lei, vide il suo sguardo fiero, felice di aver eccitato a tal punto un uomo, la osservò con passione mentre lei con la lingua puliva per bene il glande dell'amico, avrebbe voluto esserle di fronte mentre lei con un colpo secco mando giù lo sperma.
Ed invece gli toccava stare là dietro un albero, di fronte all finestra del suo migliore amico, a guardarlo mentre sollevava di peso Laura e la stendeva sul letto.
La gonna era ancora sollevata, le mutandine erano già tolte, gli rimaneva soltanto da togliere la camicetta e il reggiseno, cosa che fece prontamente.
Poi si dedicò a se stesso, spogliandosi velocemente dei propri abiti.
Si inginocchiò sul letto in mezzo alle gambe aperte di Laura che aveva preso a masturbarsi con la mano.
Il cazzo di Giorgio era di nuovo bene in tiro, lui lasciò che fosse Laura a mettergli il preservativo; la ragazza acconsentì di buon grado, svolgendo il compito con i tempi di uno spogliarello, cosa che fece arrapare ancora di più l'uomo, il quale non attese di più, la prese per le natiche, gliele sollevò e l'attirò a se, penetrandola di botto.
La cosa fece eccitare visibilmente Laura e quasi uccise Matteo, che in un anno di fidanzamento si era visto sempre negare quel frutto prelibato, lasciandosi concedere soltanto la bocca e il culo.
Matteo si sveglia di colpo, come se l'avessero buttato giù dal letto; sgrana gli occhi, per un attimo boccheggia, poi capisce di non essere più tra le braccia di Morfeo e guarda la sveglia: 7.00 del mattino.
C*!:o, la sveglia: non l'ha sentita, ed è in ritardo di mezz'ora.
Dovrebbe già essere in viaggio verso la casa di Laura per poi partire per le vacanze, ed invece è ancora a letto.
Ho sbagliato ad uscire con gli amici ieri sera, pensa, ho bevuto come una spugna ed ora guarda come sono ridotto! Mentre velocemente si sta lavando e rivestendo gli ritorna in mente l'incubo che l'ha svegliato di soprassalto: si era trovato in un bar che non conosceva, stava guardandosi attorno per capire dove si trovava quando vide Laura, la sua fidanzata, seduta ad un tavolino.
Decise di raggiungerla, ma si fermò quando vide che seduto al suo fianco c'era un uomo, e gli si gelò il sangue quando questi la baciò sulla bocca, dapprima scherzosamente, poi con sempre maggiore passione.
Non era possibile! Laura, la sua fidanzata, la ragazza che gli era stata sempre fedele! No dev'essere un sogno! E nel sogno Matteo si diede un pizzicotto, per tornare alla realtà che conosceva, ma l'altro uomo non sparì, anzi si fece più audace con la sua Laura, abbracciandola in vita, passandole le mani sulla schiena.
Non può essere! Adesso sicuramente lei gli darà una sberla! Ed invece Laura dimostrò di apprezzare notevolmente le avanches dell'uomo, limonando con la stessa passione.
A quel punto Matteo non sapeva più che fare, per un attimo aveva pensato di voler sparire per sempre, talmente si era depresso, poi decise di tornare a casa e parlare il giorno dopo con Laura.
La fidanzata gli tolse però l'imbarazzo della scelta quando si allontanò con l'uomo: Matteo non ebbe dubbi e volle seguirli.
Stava sempre alcune decine di metri dietro a loro e rimuginava la sua vendetta mentre li osservava abbracciarsi teneramente come due fidanzatini.
Traditrice, pensava, devo fargliela pagare! ma la sua mente era molto occupata nel cercare di capiere la direzione di quei due, e questi erano pensieri vaghi in essa.
Li vide camminare a piedi sul marciapiede di una strada di città.
Monica, la mia amante, festeggia il suo venticinquesimo compleanno.
Lavoriamo a stretto contatto di gomito, nello stesso reparto di chirurgia generale.
Incrociandola nello spogliatoio, prima di prendere servizio, le ho promesso che esaudirò ogni suo desiderio.
Se le nostre colleghe di lavoro venissero a conoscenza del rapporto affettivo che ci lega ne resterebbero scandalizzate, perché la gente giudica indecente il legame d'amore che s'instaura fra due donne, ma non è facile, per chiunque, vivere liberamente la propria omosessualità senza subire condizionamenti di sorta.
Il sesso nel nostro rapporto non è tutto e nemmeno lo è il sentimento d'amore che nutriamo una per l'altra.
Monica è davvero speciale.
La primitiva attrazione che ho avvertito nei suoi confronti fin dall'inizio della nostra relazione è andata vieppiù trasformandosi in passione ed ora non mi da più pace.
Prima di lei ho avuto altre storie, altri amori, ma nessun'altra compagna di letto ha saputo appagare i miei sensi come a fatto lei.
Il dominio che esercita su di me non è solo fisico, ma soprattutto morale e intellettuale.
Mi ha resa sua schiava e sono compiaciuta del potere che esercita su di me perché mi fa sentire importante.
Sono lesbica.
Lo sono da sempre, dalla nascita credo.
Ma non ho in odio gli uomini.
Quando mi domandano se nel rapporto sessuale con una donna mi manca qualcosa, rispondo che sono in grado d'avere un'erezione e mantenerla per ore, meglio di un uomo, rotolandomi in un letto, sfregando il mio sesso su quello della mia compagna, da sopra, da sotto, di fianco, facendola venire, sempre.
Monica mi ha fatto scoprire un mondo di cui ero all'oscuro, un mondo in cui la passione viene innalzata a grado superiore, privilegiando elementi quali la sottomissione, l'ubbidienza e la devozione.
Ci siamo conosciute qualche mese fa, quando ha preso servizio in clinica.
Passarono davanti al parco di una villa, davanti a una biblioteca, davanti a una chiesa e improvvisamente riconobbe quei luoghi: era un quartiere periferico della sua città, lo conosceva perchè ci abitava Giorg.
C*!:o Giorgio, il suo migliore amico, adesso riconosceva anche l'uomo che accompagnava Laura: era il suo migliore amico.
Si sarebbe preso a schiaffi da solo: tradito così impunemente senza accorgersene.
Si aggrappava ormai soltanto all'esile speranza che non scopassero insieme, ma era un debole appiglio.
I due davanti svoltarono per entrare a casa di Giorgio, una bella villetta immersa in un ricco giardino di quella zona residenziale.
Senza farsi vedere entrò anche lui nel giardino e andò a sistemarsi vicino a quella che sapeva essere la finestra della camerea di Giorgio, nascosto dietro un albero: se doveva esserci del movimento, sarebbe successo lì! I fatti gli diedero ragione: dopo qualche minuto vide Laura e Giorgio entrare in quella stanza, tenendosi abbracciati stretti stretti; appena entrati l'uomo la strinse per le natiche sollevandola da terra ed appoggiandola allo stipite della porta.
Continuò a baciarla mentre lentamente la faceva scivolare lungo lo stipite, tenendole le mani sulle cosce e facendole scivolare verso l'alto la gonna.
Matteo non poteva sentire niente da lì, ma poteva immaginarsi i mugolii di piacere di Laura, per quanto la conosceva e per quanto poteva vedere.
La vide aggrapparsi con forza al collo di Giorgio mentre scendeva sempre più giù.
Quando la gonna fu completamente alzata Giorgio con un colpo secco le fece scendere le mutandine ai piedi.
Matteo veddeva Laura chiaramente in estasi, mentre si lasciava andare e si inginocchiava a terra, davanti a Giorgio, aprendogli i pantaloni e tirandogli fuori il cazzo fortemente in tiro: lo guardò pochi secondi, spostando la testa ora a destra ora a sinistra con espressione ingenua, seguita attentamente dall'uomo che la teneva per i capelli, poi con decisione aprì la bocca e lo lasciò entrare completamente in.
Matteo si sveglia di colpo, come se l'avessero buttato giù dal letto; sgrana gli occhi, per un attimo boccheggia, poi capisce di non essere più tra le braccia di Morfeo e guarda la sveglia: 7.00 del mattino.
C*!:o, la sveglia: non l'ha sentita, ed è in ritardo di mezz'ora.
Dovrebbe già essere in viaggio verso la casa di Laura per poi partire per le vacanze, ed invece è ancora a letto.
Ho sbagliato ad uscire con gli amici ieri sera, pensa, ho bevuto come una spugna ed ora guarda come sono ridotto! Mentre velocemente si sta lavando e rivestendo gli ritorna in mente l'incubo che l'ha svegliato di soprassalto: si era trovato in un bar che non conosceva, stava guardandosi attorno per capire dove si trovava quando vide Laura, la sua fidanzata, seduta ad un tavolino.
Decise di raggiungerla, ma si fermò quando vide che seduto al suo fianco c'era un uomo, e gli si gelò il sangue quando questi la baciò sulla bocca, dapprima scherzosamente, poi con sempre maggiore passione.
Non era possibile! Laura, la sua fidanzata, la ragazza che gli era stata sempre fedele! No dev'essere un sogno! E nel sogno Matteo si diede un pizzicotto, per tornare alla realtà che conosceva, ma l'altro uomo non sparì, anzi si fece più audace con la sua Laura, abbracciandola in vita, passandole le mani sulla schiena.
Non può essere! Adesso sicuramente lei gli darà una sberla! Ed invece Laura dimostrò di apprezzare notevolmente le avanches dell'uomo, limonando con la stessa passione.
A quel punto Matteo non sapeva più che fare, per un attimo aveva pensato di voler sparire per sempre, talmente si era depresso, poi decise di tornare a casa e parlare il giorno dopo con Laura.
La fidanzata gli tolse però l'imbarazzo della scelta quando si allontanò con l'uomo: Matteo non ebbe dubbi e volle seguirli.
Stava sempre alcune decine di metri dietro a loro e rimuginava la sua vendetta mentre li osservava abbracciarsi teneramente come due fidanzatini.
Traditrice, pensava, devo fargliela pagare! ma la sua mente era molto occupata nel cercare di capiere la direzione di quei due, e questi erano pensieri vaghi in essa.
Li vide camminare a piedi sul marciapiede di una strada di città.
Passarono davanti al parco di una villa, davanti a una biblioteca, davanti a una chiesa e improvvisamente riconobbe quei luoghi: era un quartiere periferico della sua città, lo conosceva perchè ci abitava Giorg.
C*!:o Giorgio, il suo migliore amico, adesso riconosceva anche l'uomo che accompagnava Laura: era il suo migliore amico.
Si sarebbe preso a schiaffi da solo: tradito così impunemente senza accorgersene.
Si aggrappava ormai soltanto all'esile speranza che non scopassero insieme, ma era un debole appiglio.
I due davanti svoltarono per entrare a casa di Giorgio, una bella villetta immersa in un ricco giardino di quella zona residenziale.
Senza farsi vedere entrò anche lui nel giardino e andò a sistemarsi vicino a quella che sapeva essere la finestra della camerea di Giorgio, nascosto dietro un albero: se doveva esserci del movimento, sarebbe successo lì! I fatti gli diedero ragione: dopo qualche minuto vide Laura e Giorgio entrare in quella stanza, tenendosi abbracciati stretti stretti; appena entrati l'uomo la strinse per le natiche sollevandola da terra ed appoggiandola allo stipite della porta.
Continuò a baciarla mentre lentamente la faceva scivolare lungo lo stipite, tenendole le mani sulle cosce e facendole scivolare verso l'alto la gonna.
Matteo non poteva sentire niente da lì, ma poteva immaginarsi i mugolii di piacere di Laura, per quanto la conosceva e per quanto poteva vedere.
La vide aggrapparsi con forza al collo di Giorgio mentre scendeva sempre più giù.
Quando la gonna fu completamente alzata Giorgio con un colpo secco le fece scendere le mutandine ai piedi.
Matteo veddeva Laura chiaramente in estasi, mentre si lasciava andare e si inginocchiava a terra, davanti a Giorgio, aprendogli i pantaloni e tirandogli fuori il cazzo fortemente in tiro: lo guardò pochi secondi, spostando la testa ora a destra ora a sinistra con espressione ingenua, seguita attentamente dall'uomo che la teneva per i capelli, poi con decisione aprì la bocca e lo lasciò entrare completamente in.
Lei aveva pianto e tra le lacrime mi aveva detto, dispiaciuta per la mia ignobiltà: Mi avresti trascinato nella vergogna del peccato? Perché volevi farmi questo? Cosa ti ho fatto? Non sono forse una brava moglie? Io mi ero messo in ginocchio davanti a lei, avevo chiesto pietà e mi ero pentito vistosamente, ma non sapevo se l'avevo davvero convinta.
Allora avevo riattivato i collegamenti che avevo visto interrotti nei sotterranei, ci avevo messo un interruttore che avrei comandato a distanza e, ridendo per gli scemi che credevano alle favole sulla rete che era metafora materiale della composizione dell'universo, e irato con la Gerarchia che teneva gli esseri umani nell'ignoranza, avevo cominciato a cercare di mettermi in contatto con altri utenti.
Non era stata semplice la ricerca.
Il timore di essere scoperto, mi rendeva cauto.
Quando sentivo che il destinatario dei miei messaggi era sospettoso, dichiaravo di essere un controllore dell'Episcopato e la sola pronuncia di quel nome toglieva agli utenti la voglia di indagare.
Poi avevo trovato Emanuela che aveva accettato di parlare con me.
Chi sei? aveva chiesto la prima volta.
Un tuo ammiratore, avevo risposto io quando avevo capito che si trattava di una donna.
E un po' alla volta ci eravamo confessati le nostre pene.
Quando era arrivata a dirmi che dopo aver avuto un figlio, suo marito era tornato casto, per seguire i dettami della Gerarchia, e lei piangeva in silenzio per la mancanza di affetto, mi ero sentito coinvolto e solidale e dopo una pausa di silenzio, avendo osato chiederle se lei, nell' intimità con suo marito, aveva qualche volta desiderato di togliersi il camicione che la copriva dal collo ai piedi, era rimasta tanto tempo senza rispondere che avevo pensato che se ne fosse andata offesa.
Invece quando stavo per chiudere il collegamento, sullo schermo era apparso: Emanuela > si.
Nei giorni seguenti le avevo parlato delle bugie della Gerarchia, avevo irriso gli angeli che si tenevano per mano nei fili del telefono, avevo messo in dubbio che La Banca Dati di Nostro Signore fosse letteralmente la mente di Dio.
Fra di noi si è subito instaurato un rapporto di simpatia e complicità che è andato oltre la semplice comunanza.
Una sera, poche settimane dopo la sua venuta in clinica, incrociandomi nell'ascensore, mi guardò negli occhi e mi spinse contro una parete del vano mobile, poi mi attirò a sé facendomi assaggiare il sapore della sua bocca.
Subii il furore dei suoi baci senza reagire, fintanto che le sue labbra schiusero le mie inumidendo i denti che tenevo congiunti ma che aprii quasi subito lasciandomi penetrare dal flusso scabro della sua lingua.
Provo un'attrazione primordiale per Monica, né subisco il fascino e sono lusingata dalle carezze che offre ad ogni anfratto del mio corpo.
Subisco l'arte della sua seduzione e non so starne lontana.
Lei ordina ed io ubbidisco.
Una cagna in calore: quella sono io per lei.
Sono conscia che il nostro rapporto potrebbe interrompersi da un giorno all'altro, durare fino alla prossima estate o magari continuare all'infinito.
Quello che so è che appena troverà un posto di lavoro in un ospedale vicino a casa se ne tornerà in Calabria e mi lascerà sola, a rimpiangerla.
Monica mi ha promesso una scopata selvaggia.
Da stamani, incrociandomi nei corridoi della clinica, mi perseguita confidandomi che ha voglia della mia fica eccitandomi oltre misura.
Voglio soddisfare ogni sua voglia, desidero che la sua bocca si adagi sul mio pube e adorni di freschi baci le labbra della mia passera accerchiando il clitoride di saliva, spompinandomelo fino a farmi urlare di dolore, e non m'importa se corriamo il rischio di farci scoprire da qualcuna delle nostre colleghe di lavoro.
Abbandono il reparto con qualche minuto d'anticipo lasciando le consegne a una collega del turno pomeridiano.
Carpisco dall'armadio del guardaroba un paio di lenzuola e scendo le scale per andare negli spogliatoi.
Il deposito dove sono ammucchiate le reti metalliche e i telai di letti è posto in una stanza attigua i gabinetti, poco oltre gli spogliatoi.
La porta del locale è socchiusa.
Sospingo l'uscio ed entro nel ricovero.
La stanza è quasi completamente sgombra di letti.
Da una piccola finestrella filtra la luce che illumina il locale e serve a dare aria all'ambiente.
Eravamo sedute sui gradini nel giardino di casa mia.
Era mezzanotte passata.
Maggio filava verso la sua fine.
Faceva caldo.
A Kavala la primavera è sempre calda e umida.
Nel buio sentivo lo stormire del fogliame.
Il respiro del vento sulle fogle e sul mio volto.
Che strana prova che sono ancora viva.
Non parlavamo più.
Avevamo parlato troppo.
Avevamo bevuto un po'.
Quel ti amo che ultimamente esisteva sospeso tra di noi ora si era fatto ancora più forte, più tangibile.
Forse per l'alcool che avevo bevuto, forse per il vento e le foglie e le fragranze del giardino.
Per il suo profumo che sentivo nel buio.
Per il calore della sua spalla appoggiata alla mia.
Mi alzai e barcolando leggermente andai a prendere il cd player.
Ho messo il suo ultimo album.
Besame mucho como si fuera esta noche la ultima vez.
Che invito superfluo.
Certo che volevo baciarla.
In questi ultimi giorni non pensavo ad altro.
Oye la confesion de mi secreto.
Mi voltai verso di lei.
Indossava un vestito che le lasciava le braccia e le spalle scoperte.
La pelle, bianca e liscia, le brillava leggermente nel buio, come se avesse assorbito le miti luci del mio giardino notturno.
Le ho messo la mano sul braccio.
Delicatamente.
Le accarezzai la spalla.
Musica argentina.
Paglia per pamele.
Ritrovarsi altrove, lusinghiera idea.
L'amore omosessuale.
Che tormento.
Che delizia.
E se l'avevo frainteso? I suoi sguardi fugaci e timorosi.
Le lunghe pause di silenzio.
E se la disgustavo? Mi ero guadagnata la sua amicizia e non è stato facile.
E se la perdevo? E se ingannavo la sua fiducia?.
Ma non importava.
Tanto la sua amicizia non mi bastava più.
La abbracciai.
E sarà un'altra acrobazia.
Un'alchimia di possibilità.
Magia di fisarmonica e di notte.
La baciai sul collo.
Molto leggermente.
La sentii tremare.
Come se si risvegliasse.
Mi appoggiò la testa sulla spalla
Poi minacciò la schiava di spedirla nella sue tenute di Piazza Armerina al centro della Sicilia, se mai si fosse dimenticata ciò che era e se non avesse obbedito ai suoi ordini.
Infine diede incarichi insulsi, ma apparentemente coerenti al figlio Valerio che, tenendolo lontano per tutta la giornata, gli impedirono di andare a verificare perché non riusciva ad incontrare Filomena.
La notte, quando pensò che Valerio si sarebbe domandato perché Filomena non andava nel suo letto e magari sarebbe andato a verificare di persona, ci andò lei.
Ciò che aveva impedito questo evento non era né avversione morale, né pudore; lei temeva soltanto la legge che puniva terribilmente in reato di incesto.
In questo caso però, nessuno avrebbe saputo niente, neanche Valerio che avrebbe creduto di essersi sollazzato con Filomena.
Quindi andò all'avventura con animo leggero.
Pensò di essere l'imperatrice Semiramide che aveva reso legale l'incesto per poter fornicare col figlio e si sentì onnipotente.
Letizia a letto era di gran lunga superiore a Filomena, per la maggiore età, la maggiore esperienza e la maggiore cultura, e l'assoluta voglia di mostrarlo al figlio, anche se non sapeva poi come avrebbe fatto a farsi riconoscere, fece da moltiplicatore delle sue capacità.
Diede prima sfogo alle sue conoscenze; quindi finito il suo repertorio, spronata dall' eccezionalità dell'evento, cominciò ad inventare.
Valerio che si stava stancando di Filomena, sedotto da quella passione e da quella perizia sentì quella donna entrargli nel sangue e cominciò ad avvicinarsi alla completa soddisfazione che aveva provato quando dormiva tra le braccia protettive della madre.
Ho appena sentito Claudia al telefono, e come al solito ritardera' di una buona mezz'oretta.
Mamma, non stare a fare tutto di corsa, che Claudia arrivera' in ritardo.
la cena sarebbe stata a base di pesce, come piace a lei.
Claudia, studentessa in psicologia, capelli rossi, lunghi fino al culo, occhi blu come il mare della mia Toscana, e' la mia donna, il mio sogno erotico, il mio desiderio piu' inconscio.
E' lei che mi spompina ad ogni nostro piccolo viaggio in auto, e' lei che vuole passare le serate a guardare film porno, e' lei che stimola le mie fantasie omosessuali masturmandomi l'ano, e' lei che mi fa eccitare solo parlando dei nostri futuri progetti sessuali.
Io mi trovo gia' in casa dei miei mentre lei dovrebbe essere ancora dal parrucchiere.
non mi interessa come si concia, ma so gia' che si aspettera' un complimento o comunque una qualsiasi osservazione sul lavoro del suo coiffeur.
Finalmente suona alla porta, .
vado ad aprire, .
non ho neanche il tempo di guardarla che lei attacca subito: Allora? .
cosa ne dici? Oh Claudia,.
che ne hai fatto dei tuoi capelli lunghi?.
corti e biondissimi.
non ti riconosco piu'.
Ehm, caspiterina, stai proprio bene!.
cavolo, non immaginavo.
certo che , .
sembri quasi un altra persona,.
comunque, stai bene!.
mi ci dovro' un po' abituare.
Capito, non ti piaccio.
posso entrare comunque? No,.
ehm, cioe' si' certo, .
ma, non hai capito!.
ho detto che stai bene, anzi .
benissimo! Cavolo, mi ero innamorato guardando i tuoi capelli da dietro, lunghissimi, curati, fino all'attaccatura dei glutei, non passavi mai inosservata e adesso?.
vai dritta in cucina a salutare i miei che come al solito sono dalla tua parte e ti fanno i complimenti per il nuovo look.
Manca un quarto d'ora ancora alla cena dice mio padre, indaffarato nella cottura dell'Orata.
Allora ci sistemiamo un attimo in sala, ci chiamate quando e' pronta? dice lei, Ok risponde mio padre.
Claudia mi prende per mano e andiamo in sala.
Vediamo che effetto ti fa il mio nuovo look mi sussurra.
Era ormai arrivato al culmine del piacere.
Sentiva che stava per esplodere e, facendola rallentare, le tenne ben stretta la testa, stringendole i capelli con una mano, contro il proprio bacino e le venne in bocca.
Gli piaceva un sacco inondarle la bocca col proprio sperma.
Vederla quasi in difficoltà ad ingoiare tutto quel ben di Dio.
E continuare a venire e sentirla poi leccare le ultime gocce dalla punta del pene.
E farglielo tenere ancora in bocca un pochino perché ci voleva qualche secondo prima che diventasse definitamente floscio.
La alzò poi dalla sedia e, vederla con quell'espressione così persa, lo eccitò ancora.
Le mise la lingua in bocca e la baciò così appassionatamente che a lei quasi mancò il respiro.
Considerato poi che negli ultimi minuti di respiri ne aveva potuti fare ben pochi, stava quasi soffocando.
Sentì il gusto del proprio sperma sulla bocca di lei ma questo non gli dispiacque.
Non che gli piacesse, aveva un gusto abbastanza neutro per lui, ma forse alle donne piaceva molto di più.
E lei non l'aveva certo sputato! Prese poi ad accarezzarla in mezzo alle gambe mentre ancora la baciava sul viso.
Sentì che lei si lasciava fare qualsiasi cosa ormai e, apertale bene le gambe, le titillò con le dita il grilletto mentre lei continuava a gemere per il piacere.
Le infilò dapprima due dita nella figa.
Era veramente molto bagnata.
Iniziò ad andare su e giù simulando una penetrazione e poi si fermò per titillarla ancora.
Ogni volta che si fermava e la toccava così, lei aveva un ulteriore spasmo di piacere.
A lui piaceva sentirla fremere tra le sue mani.
Poi le infilò tre dita, e subito dopo quattro.
La sentiva sempre più eccitata e, quando la titillava, lo faceva sempre più velocemente.
Sembrava che lì dentro potesse entrarci tutta la mano, ma non ci provò, sentendola quasi chiudersi per il piacere che stava provando.
Aumentando il ritmo, la vide quasi al limite del piacere e, dopo un poco, lei iniziò ad avere dei forti spasmi al ventre.
Stava venendo.
Eccome! Continuando ad accarezzarla dentro e fuori, lei continuò a venire.
Cercava con una mano di farlo smettere, ma ci riuscì solo dopo qualche secondo.
Vuoi farmi impazzire per il piacere? Gli chiese lei.
Si! Fu la sua risposta.
Mi spinge sul divano, mi sfila pantaloni e mutande e in un secondo la sua lingua sta gia' rovistando tra le mie palline.
dai, che stai a fare adesso? riesco a dire, mentre il mio membro inizia rapido la sua crescita.
Starei delle ore ad osservarla quando lavora sul mio sesso, adoro i suoi meravigliosi occhi blu puntati su di me.
La sua lingua scorre lungo l'asta del pene, fino alla cappella per poi fermarsi a giocare con la punta.
Allora? .
non ti sembro un'altra? S.
s.
Siii.
cioe', .
n .
nooo, .
lo so che sei sempre tu amore! Non vuoi che sia un'altra? Oh Claudia.
penso tra me, quante persone vuoi essere?.
non ho bisogno di altre da quando ti conosco, ma non glielo dico.
.
lo so che lo sa.
La sua saliva si confonde con le prime goccioline del mio liquido.
Socchiude la bocca e usa le labbra per masturbarmi nella parte anteriore del mio membro.
e' quanto di piu' dolce e sensuale possa desiderare.
un bacio continuo, in attesa del mio orgasmo.
Claudia ci sono i miei che ci aspettano di la' le dico.
Lo so, .
ma voglio farti venire.
Apre le labbra e fa scorrere il mio pene dentro di se.
sento il mio membro circondato dalla sua bocca, e ogni suo movimento mi fa impazzire di piacere.
Con una mano accarezza lo scroto indurito, e con l'altra inizia ad assecondare il movimento della sua bocca, con una lieve torsione ad ogni colpo.
e' un classico gia' visto, ma e' un piacere infinito per me, lo preferisco di gran lunga al rapporto vaginale.
Vorrei trattenermi, vorrei riuscire a fermare questo piacere intenso.
vorrei vivere provando sempre questa emozione.
lei, i suoi occhi blu, la sua mano, i suoi cuscinetti rosa intorno al mio cazzo, il suo movimento, i suoi nuovi capelli biondi corti.
lei rallenta, io sto venendo e lei rallenta sapientemente sempre di piu'.
io cerco di soffocare i miei gemiti, .
vengo.
ho delle contrazioni e lei continua lentamente.
La stava baciando con molta passione e presto le infilò una mano nelle mutandine, di dietro, andando a solleticarle il solco del sedere.
Lei era sempre più visibilmente eccitata ma, forse per non perdere del tutto il controllo, faceva ancora un po' la ritrosa.
Ti prego, lasciami! Potrebbe arrivare qualcuno.
Gli disse neanche troppo convinta.
Zitta troietta.
Girati! Le disse lui per tutta risposta.
Incominciò a girarla e tenendole una mano nelle mutandine per accarezzarla in mezzo alle gambe, con l'altra le palpava il seno.
Mentre poi le infilava la lingua in bocca fino quasi a farle mancare il respiro, cominciò a premere il proprio bacino contro il suo culo per farle sentire quanto il proprio membro fosse già eccitato.
La minigonna che portava lei, così leggera, gli aveva facilitato un po' queste operazioni e la camicetta di seta che portava, veramente molto sottile, offriva ben poco ostacolo alla pressione della sua mano sulle tette sode, libere da alcun reggiseno.
Ad un certo punto si abbassò sotto di lei e, dopo averle tirato giù le mutandine le baciò le natiche.
Giratala poi verso il suo viso, prese ad accarezzarle con foga i glutei ed a baciarle tra le gambe quel suo dolce sesso.
Le infilò la lingua tra le sue altre labbra.
La lecco fuori sul clitoride bollente e dentro fin dove arrivava.
Sentì quanto lei fosse eccitata e già così ben lubrificata.
Ma non era quello il suo obiettivo.
Dopo un po', quando capì che lei aveva ormai perso quasi ogni cognizione, si tirò nuovamente su e, dopo averla rigirata, le alzò la gonnellina.
Le fece anche abbassare un po' la schiena per meglio farle sporgere quelle stupende natiche.
Prima che lei se ne accorgesse (era infatti così eccitata da avere lo sguardo perso come se si fosse fatta una dose) , tirò fuori il suo pene di tutto rispetto ed incominciò a passarglielo su e giù in mezzo alle natiche: tra la fessura bagnata ed il buco dell'ano.
Vedrai che questo ti piacerà.
Le disse incominciando a spingere con la punta dell'uccello in quel bel buchino così stretto.
Ehi, cosa stai facendo? Mi stai facendo male.
Tanto per cominciare trovò aperta la porta per comunicare al ragazzo la sua personale avversione per le sozzure del corpo femminile.
Poi per la bassezza e l'ignominia dei costumi delle matrone romane.
Quindi rinforzò nel ragazzo la convinzione che a causa dei peccati di lussuria la nuova Babilonia, città infernale, sarebbe stata distrutta dalle fiamme.
Alla fine Andrea cominciò a portarsi in giro Valerio come testimonio, mentre raccontava la storia del ragazzo, così densa di insegnamenti e di curiosità per gli aristocratici che lui intendeva convertire.
Letizia era una donna forte e sopportò con abnegazione la separazione col figlio, ma si irritò ferocemente quando fra la gente del suo ceto cominciò a diffondersi la fama, perfino ornata e distorta, per quanto si poteva, di quello che aveva fatto col figlio.
Riuscita ad avere con lui un abboccamento, quando provò a ricordargli che un vero uomo non andava a dire in giro che cosa faceva con le signore, in special modo quando le signore erano le madri, ne ebbe risposte insultanti e sguardi sprezzanti.
Provò a ricordare al figlio che avrebbe potuto e dovuto difendersi dai suoi insulti, ma quello niente.
Allora, uscita dal colloquio, andò direttamente dal suo avvocato che, dopo una lunga spiegazione, la convinse a denunciare il figlio perché aveva tentato di violentarla.
Alla udienza preliminare, Valerio condusse con sé Andrea e i due insieme accusarono Letizia di essersi introdotta a tradimento nel letto del figlio, sollazzandolo in tutte le maniere che una matrona esperta sapeva mettere insieme, ma la descrizione che aveva impressionato il giudice, si dimostrò una fantasia quando Letizia fece introdurre Filomena che, con gli occhi bassi, spiegò come fosse lei la compagna degli eccessi notturni del giovane Valerio.
La somiglianza tra Letizia e la giovane schiava era tale che sembrava chiara la possibilità che la mente sconvolta di Valerio avesse potuto confondersi.
Oggi non deve essere la mia giornata.Dove c.
ho messo le chiavi?Eccole,minchia ste tasche!Chiave sopra, un giro.Chiave sotto due giri.Adesso l' allarme ,1965 .eh eh che furbo che sono,la combinazione e' il mio anno di nascita .se lo sapessero i ladri si farebbero due risate !Dunque:chiavi,allarme ,quindi luci.Le luci,ah gia'le luci ,bisogna anche accendere le luci in negozio.Pero', sporchino sto pavimento.Bello e decantato il mio pavimento in marmo, pero' bastano due goccie di pioggia ed una scarpa bagnata per trasformarlo in un campo da motocross.
Vabe' sara la giornata , forse il tempo con le prime temperature estive.Quanti sono? Quindici gradi alle dieci del mattino .non male.
Non so se oggi sorridero'.Avrei fatto meglio a starmene a letto sotto le coperte.Al caldo con la mia leggera eccitazione mattutina.Una mano sul mio sesso e gli occhi chiusi a cercare fantasie impossibili.
Il caffe',maledetta abitudine.Non dovrei berlo il caffe',o meglio dovrei berne di meno con l'acidita' di stomaco che ho.Pazienza.
Chissenefrega.
Si vive una volta sola! (chi l'ha detto non credeva nella reincarnazione) Forse dovrei cominciare a pensare di meno e a lavorare di piu'.
E beviamoci sto caffe'.
-Buongiorno.C'e' nessuno?- Chi c.
entra alle 10.10 del mattino? Sara' il postino.
-Si arrivo , buongiorno- Oh la signora Recalcati.Minchia che palle la Recalcati.Un ora nel negozio per provare sette paia di scarpe e comprarne una durante i saldi tre mesi dopo! E pure alla mattina presto! -Oh buongiorno signora Recalcati.- -Che piacere vederla, come va?- -Venuta a vedere le nuove collezioni?- -Vuole un caffe'?Guardi ne sto preparando uno per me .- Strana la Recalcati oggi.Sembra quasi che non mi stia neanche a sentire.
Tra l' altro mi sembra che abbia anche gli occhi lucidi.
-Grazie , volentieri .
Un caffe lo bevo volentieri.- -Si volevo vedere dei sandali con un tacco non troppo alto.
Magari con dei laccettini e.in un marrone cognac.- -Ecco alloro io le faccio il caffe' e lei intanto da un occhiata ai modelli che ho esposti- (tanto lo so,ti bevi il ceffe,provi la tua decina di scarpe e poi mi dici che sono bellissime ma ci devi pensare.ma vaff.) Eccomi qua con il caffe':-signora Recalcati?- Si e' seduta la signora.

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